Postfotografia – L’immagine smaterializzata


Fluidità, circolazione vertiginosa, assenza di materia caratterizzano le immagini post-fotografiche, non più strumento per immortalare ricordi familiari e fatti storici, ma elementi di un linguaggio naturale, volto a esprimere messaggi, divertirci, autoaffermarci. La sensazione di perdita dei valori magici e totemici dell’immagine spinge molti artisti verso un’archeologia della fotografia, un inventario dei suoi resti, un’esaltazione melanconica delle sue rovine.
L’artista catalano Joan Fontcuberta terrà una Lectio Magistralis dal titolo “Postfotografia – L’immagine smaterializzata”.
Venerdì 26 aprile 2019 ore 18
Auditorium MACRO ASILO
via Nizza, 138 – 00198 Roma

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Vincenzo Castella. Milano


Vincenzo Castella

Vincenzo Castella ritrae il mondo non come somma di forme, linguaggi e oggetti ma come correlazione di spazi privati e collettivi della nostra società“. Frank Boehm

Fino al 27 aprile 2019, BUILDING presenta Milano, mostra personale di Vincenzo Castella, a cura di Frank Boehm.
La mostra – che si compone di trenta opera di medio e grande formato, oltre cento immagini inedite del lavoro sulla costruzione dello stadio di San Siro e tre proiezioni video – vuole essere un’antologia inedita sul lavoro svolto da Vincenzo Castella a Milano.
Artista riconosciuto a livello internazionale, la produzione di Castella si colloca principalmente nell’ambito della fotografia di paesaggio, inteso come contesto costruito dall’uomo e ambiente scenico proprio delle città. Il titolo della mostra è significativo, chiara intenzione di un tributo alla città protagonista dell’esposizione e filo conduttore di una produzione che compare nella ricerca di Vincenzo Castella già dalla fine degli anni ottanta. Milano è per l’artista città d’adozione, attuale residenza, il luogo dove la ricerca sulla città ha il suo inizio.

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Mario Schifano fotografie


Mario Schifano fotografie. Doozo, via Palermo, 51/53 Roma.
28 novembre 2018 – 25 febbraio 2019
Inaugurazione mercoledì 28 novembre dalle ore 18.30.

La galleria Doozo è lieta di mettere in mostra, una scelta di fotografie ritoccate a mano dall’artista, selezionate da un corpus che ne conta diverse migliaia. Schifano, con consuetudine pressoché giornaliera, quasi un lungo esercizio di rilettura della cronaca quotidiana praticato dalla fine degli anni ’80 nell’arco di dieci anni, eseguiva decine di scatti fotografici, catturando, dai televisori sempre accesi di cui si circondava, un’ampia serie di immagini dai soggetti e contorni diversi. Nei giorni successivi, quasi in una sorta di scrittura automatica, ne evidenziava i contenuti e le valenze per lui più interessanti, enfatizzando così tutto ciò che già in precedenza aveva messo a fuoco tramite la fotografia.

In qualità di fotografo, Mario Schifano ha avuto occasione di registrare, all’istante, qualsiasi stimolo avesse catturato la sua attenzione, attingendo a piene mani sia dal mondo reale sia dal mondo mediatico. I suoi scatti immortalavano persone, oggetti, ambienti (o loro frammenti) incontrati talvolta dal vivo, ma soprattutto sullo schermo – in entrambi i casi fagocitati dall’obiettivo – con un gesto iterato alacremente, a ritmo quasi compulsivo.
Così il fotografo, non diversamente da un reporter (“inviato speciale nella realtà”, citando Achille Bonito Oliva), accumulava note, spunti, appunti – un campionario iconografico sul quale, successivamente, interveniva il pittore. Inizia dunque il dialogo tra l’immagine fotografica e il segno grafico, tra l’automatismo del mezzo meccanico e la frenesia del gesto manuale, tra l’eterogeneità dispersiva degli scatti e la sintesi cui li riconduce il colore (lacca o pennarelli che siano).
Un lavoro che è stato definito il “luogo genetico e concettuale in cui provava a sperimentare incessantemente segni e colori, accostando e deformando figure e passaggi”. Ma a ben guardare è anche il luogo delle sue correzioni: uno zibaldone di immagini che non solo fornisce all’artista ispirazione e materia prima per le successive rielaborazioni – in un’ottica, appunto, di dialogo e sperimentazione – ma sul quale la sua mano, in pervicace sovrapposizione, tenta ostinatamente di imporre il dominio ultimo, l’ultima parola.

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Workshop con Beatrice Bruni – Fotografia creativa con dispositivi mobili


Beatrice Bruni

La Fondazione Studio Marangoni fornisce ai propri studenti competenze a 360 gradi, spaziando ampiamente in tutti gli ambiti della fotografia. E’ proprio in questa ottica che, durante il secondo anno del Corso Triennale di Fotografia, i corsisti imparano ad utilizzare tutti i mezzi utili a produrre immagini, compreso uno strumento attuale come lo smartphone.

Beatrice Bruni (docente della FSM) è lieta di invitarti al suo workshop di 8 ore, all’insegna dell’uso consapevole del mezzo digitale, osservando alcuni degli autori che ne hanno fatto un sistema privilegiato di produzione di immagini, valutando le implicazioni socio-culturali che la fotografia con lo smartphone impone in questa realtà sempre più iper connessa, rivolgendo uno sguardo ad un uso pratico di strumenti all’avanguardia.

La prima lezione si svolgerà mercoledì 21 novembre dalle ore 19:45.

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Geometrie Celesti


GEOMETRIE CELESTI di Silvia Noferi e Francesca Romana Pinzari, dal 30 settembre al 1 dicembre 2018.

La mostra è il frutto di una collaborazione con l’Associazione Culturale Arteam ed è l’esito della selezione del premio Arteam Cup 2017. Le opere delle due artiste si mettono in dialogo nelle stanze di Casermarcheologica, volgendo lo sguardo sulle tematiche dell’infinito, delle forme della materia di cui è fatto il cosmo, affrontando in modo originale e intimo, le domande fondamentali sull’esistenza. CasermArcheologica è un percorso di rigenerazione urbana a Sansepolcro che sta riqualificando l’ex Caserma dei Carabinieri, all’interno di Palazzo Muglioni, edificio storico nel centro cittadino, a pochi metri dal Museo Civico dove sono conservate due delle più importanti opere di Piero della Francesca. Grazie ad uno straordinario movimento che coinvolge studenti delle Scuole Superiori, professionisti, imprenditori, Istituzioni e Fondazioni, l’Associazione CasermArcheologica ha riconsegnato alla Città due piani del palazzo, abbandonato e inutilizzato dagli anni ’90, ora di nuovo accessibile come centro dedicato alle Arti Contemporanee, spazio di lavoro per giovani professionisti e di formazione.

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Space equal to itself


“space equal to itself that rises or denies itself”

“Lo spazio a sé identico, s’accresca o si neghi”
Mallarmé

Domenica 11 novembre alle ore 17.00, presso Lo Spazio di via dell’ospizio, verrà inaugurata la mostra Space equal to itself di Bärbel Reinhard.

La mostra raccoglie una serie di immagini della ricerca fotografica space equal to itself che attraverso accostamenti e sovrapposizioni in diversi formati svelano le ambiguità della percezione tra forme naturali e artificiali, tra paesaggi e corpi.
Tramite l’uso di sovrapposizioni istintive e anacronistiche di immagini e immaginazioni derivanti da terreni e tempi disparati, si creano nuove cartografie visive. Parallelismi e antonimi, continuità e sospensioni vengono accostati in dittici e si liberano dalla loro appartenenza, da un ordine storico, gerarchico, geografico.
Paesaggi e corpi, natura e cultura, materie e forme fuse che sono allo stesso tempo emisferi opposti, tratteggiano così un immaginario di metamorfosi e di frammenti. Bodyscapes e collage tridimensionali in mixed media vengono riportati in fotografie, giocando con l’ambiguità del mezzo, formati e supporti vari in questo progetto che viene portato avanti dal 2015.

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La via della Cina


Bando di concorso. La via della Cina, campagna fotografica 2018. 4 residenze per fotografi under 35. Progetto a cura di Filippo Maggia. Organizzazione Dryphoto arte contemporanea. Con il contributo di Regione Toscana Toscanaincontemporanea2018 Giovanisì, Comune di Prato – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato, Istituto d’Istruzione Superiore “Carlo Livi”.

È ormai di conoscenza internazionale il fenomeno della migrazione di origine cinese che coinvolge la città di Prato; cresciuto in maniera esponenziale dai primi anni Novanta fino a tre anni fa, ora si è stabilizzato intorno alle ventimila unità (20.695), più del doppio se si considerano i non regolari, su una città di poco meno di duecentomila abitanti (193.325) [dati Comune di Prato, 2017]. La maggiore parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita nella zona del Macrolotto Zero e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata dalla comunità via della Cina, nel quartiere gli autoctoni residenti sono meno del 20%. Una piccola area dove, all’interno di una struttura con costruzioni tipiche del modello pratese “Città fabbrica”, sono condensati un’ampia diversità di culture, ambienti socio economici, interessi, necessità e primi segni dell’auspicato cambiamento in distretto creativo. Il bando lancia una campagna fotografica (potranno essere presentate anche opere video a corredo di opere fotografiche) che sarà realizzata da 4 artisti under 35 operanti in Toscana che lavoreranno in residenza per produrre una documentazione che interpreti la storia di questa parte della città e questo fenomeno, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

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Zeropuntocinque con Francesco Levy e Pietro Viti


Pietro Viti

Lunedì 3 settembre ore 18.00 presentiamo ZEROPUNTOCINQUE. Mostra di fotografia contemporanea.
Un appuntamento speciale per Cartavetra che mette in mostra due giovani fotografi, Francesco Levy e Pietro Viti, chiamati a presentare i loro lavori più recenti. In collaborazione con la Fondazione Studio Marangoni.

Francesco Levy “Azimuths of Celestial Bodies”
Un viaggio all’interno delle storie e delle persone che hanno formato il nucleo familiare dell’autore. Un diario per immagini, la topografia illustrata di un viaggio autobiografico per esplorare la propria geografia familiare.
Francesco Levy vive e lavora in Toscana. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Venezia e poi la Fondazione Studio Marangoni a Firenze. Le sue fotografie sono state incluse in mostre e premi italiani e esteri.

Pietro Viti “The Coal File vol.2: Das Braunkohleland”
Nel 1951 la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) dà il via all’Europa contemporanea. Oggi l’importanza e l’impatto del carbone sulla produzione energetica continua ad essere costante. In Germania, tra le miniere di superficie più grandi del mondo, gli insediamenti urbani e la vita dei tedeschi si intrecciano con l’economia del carbone.
Pietro Viti, nato ad Altamura, vive a Firenze. Si é diplomato presso la Fondazione Studio Marangoni a Firenze. Lavora come fotografo, assistente e videomaker.

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ARLES 2018 Les Rencontres de la photographie


OPENING WEEK
2 — 8 JULY
EXHIBITIONS
2 JULY — 23 SEPTEMBER

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fotografia
https://www.rencontres-arles.com/en/actualites/view/208/preparez-votre-visite

Departure for the 49th Rencontres d’Arles is imminent. This year, you are invited to cross space and time with a breathtaking, celestial journey across the ages. Photography is often the best-placed medium for registering all the shocks that remind us the world is changing, sometimes right before our eyes. An arts program is an excellent time machine-a constellation of exhibitions, intersecting, interacting and occasionally colliding. With the artist’s eye as our aid, and the recent past as our measuring stick, we can discover the near future, and shed some light on the big questions of society today.

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