Il Nuovo Web Magazine di Photolux


E’ stato presentato ieri, nel contesto dei Leica Talk dell’ultimo giorno di Festival,  il nuovo Web Magazine di Photolux. La prima issue è dedicata a “LA FINESTRA E LO SPECCHIO. La fotografia tra documento e fiction”.

Realtà o finzione, documento o arte. La fotografia, fin dalle origini, è divisa fra due anime. Ogni fotografo ne predilige una, anche se spesso i confini sono sottili. Forse nell’ambiguità della fotografia risiede parte del suo fascino. Sospesa fra reale e immaginario, non siamo sicuri che ci dica sempre la verità. Solo se gli intenti dell’autore sono chiari possiamo ammirane il duplice linguaggio senza timore di essere ingannati.

Il magazine avrà cadenza bimestrale, con continui aggiornamenti sugli eventi in corso, open call, articoli ed informazioni sul mondo della fotografia contemporanea. Da seguire con attenzione.

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Soggetto nomade. Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane. 1965-1985


Soggetto nomade raccoglie per la prima volta in un mostra una selezione di oltre cento scatti di cinque fotografe italiane realizzati tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Una riflessione sull’identità e sulla sua rappresentazione che parte dagli straordinari ritratti dei travestiti di Genova di Lisetta Carmi (Genova, 1924), dove la femminilità è un’aspirazione, e si declina attraverso le immagini di attrici, scrittrici e artiste di Elisabetta Catalano (Roma, 1941-2015), gli scatti sul movimento femminista di Paola Agosti (Torino, 1947), le donne e le bambine di una Sicilia sfigurata dalla mafia di Letizia Battaglia (Palermo, 1935) e infine gli uomini che per un giorno assumono l’identità femminile nel carnevale di piccoli centri della Campania esplorati da Marialba Russo (Napoli, 1947).

Soggetto nomade. Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane. 1965-1985. A cura di Cristiana Perrella e Elena Magini.

Centro Pecci Mostre. 14.12.2018 – 08.03.2019

Opening: giovedì 13 dicembre, ore 18.30.

 

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Like Sugar in Milk


Like Sugar in Milk documenta la scomparsa della più antica religione monoteista al mondo. I Parsi sono gli ultimi seguaci dello Zoroastrismo la religione dell’antica Persia. Oggi vivono in India e la loro comunità sta rapidamente scomparendo. Questo lavoro vuole documentare per immagini i vari aspetti di questa preziosa comunità prima che l’inevitabile accada. Majlend Bramo, fotografo italo-albanese, nel 2008 inizia una collaborazione a tempo pieno con l’agenzia di news Massimo Sestini che lo porterà a lavorare per i principali magazine e quotidiani nazionali. Nel 2014 decide di tornare freelance per riuscire ad approfondire le storie che racconta ed avere un approccio più documentaristico. Negli ultimi quattro anni ha vissuto molti mesi in India, conoscendo a fondo la realtà che documentava, fino alla pubblicazione del suo libro Like Sugar in Milk. Pubblica su giornali nazionali e internazionali come La Repubblica, l’Espresso, New York Times e le Figaro. La mostra darà il via alla 18° edizione del River to River Florence Indian Film Festival.

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Paolo Di Paolo. Mondo Perduto. Fotografie 1954-1968


© Archivio Paolo Di Paolo

Il racconto di uno straordinario fotografo e cantore dell’Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Aspettando la grande mostra monografica a marzo 2019, MAXXI e Gucci presentano in anteprima il libro dedicato al lavoro di Paolo Di Paolo, uno dei principali fotografi della rivista intellettuale Il Mondo, il cui archivio è rimasto sconosciuto per oltre quarant’anni.

Introduce:
Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI
Intervengono:
Marco Belpoliti, scrittore e critico letterario italiano
Mario Calabresi, giornalista e scrittore italiano, direttore del quotidiano la Repubblica
Giovanna Calvenzi, curatrice della mostra e del volume “Paolo Di Paolo. Mondo Perduto”
Emanuele Trevi, critico letterario e scrittore italiano
Paolo Di Paolo, fotografo
Modera:
Bartolomeo Pietromarchi, Direttore MAXXI Arte

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Mario Schifano fotografie


Mario Schifano fotografie. Doozo, via Palermo, 51/53 Roma.
28 novembre 2018 – 25 febbraio 2019
Inaugurazione mercoledì 28 novembre dalle ore 18.30.

La galleria Doozo è lieta di mettere in mostra, una scelta di fotografie ritoccate a mano dall’artista, selezionate da un corpus che ne conta diverse migliaia. Schifano, con consuetudine pressoché giornaliera, quasi un lungo esercizio di rilettura della cronaca quotidiana praticato dalla fine degli anni ’80 nell’arco di dieci anni, eseguiva decine di scatti fotografici, catturando, dai televisori sempre accesi di cui si circondava, un’ampia serie di immagini dai soggetti e contorni diversi. Nei giorni successivi, quasi in una sorta di scrittura automatica, ne evidenziava i contenuti e le valenze per lui più interessanti, enfatizzando così tutto ciò che già in precedenza aveva messo a fuoco tramite la fotografia.

In qualità di fotografo, Mario Schifano ha avuto occasione di registrare, all’istante, qualsiasi stimolo avesse catturato la sua attenzione, attingendo a piene mani sia dal mondo reale sia dal mondo mediatico. I suoi scatti immortalavano persone, oggetti, ambienti (o loro frammenti) incontrati talvolta dal vivo, ma soprattutto sullo schermo – in entrambi i casi fagocitati dall’obiettivo – con un gesto iterato alacremente, a ritmo quasi compulsivo.
Così il fotografo, non diversamente da un reporter (“inviato speciale nella realtà”, citando Achille Bonito Oliva), accumulava note, spunti, appunti – un campionario iconografico sul quale, successivamente, interveniva il pittore. Inizia dunque il dialogo tra l’immagine fotografica e il segno grafico, tra l’automatismo del mezzo meccanico e la frenesia del gesto manuale, tra l’eterogeneità dispersiva degli scatti e la sintesi cui li riconduce il colore (lacca o pennarelli che siano).
Un lavoro che è stato definito il “luogo genetico e concettuale in cui provava a sperimentare incessantemente segni e colori, accostando e deformando figure e passaggi”. Ma a ben guardare è anche il luogo delle sue correzioni: uno zibaldone di immagini che non solo fornisce all’artista ispirazione e materia prima per le successive rielaborazioni – in un’ottica, appunto, di dialogo e sperimentazione – ma sul quale la sua mano, in pervicace sovrapposizione, tenta ostinatamente di imporre il dominio ultimo, l’ultima parola.

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Presentazione del libro Isole d’Inverno


Isole d’Inverno di Federica Di Giovanni. Un viaggio fotografico che racconta la realtà delle isole minori italiane durante l’inverno.

Edito da Crowdbooks con l’ introduzione di Erri De Luca.

Il progetto di Federica Di Giovanni si traduce in un viaggio di ricerca tra elementi visivi, richiami alla memoria ed emozioni. Il punto di partenza del lavoro è la sua famiglia e dunque un forte senso di appartenenza e intimità. Viaggiando da un’isola all’altra del Mar Mediterraneo, ha raggiunto in nave l’Isola di Capraia, l’Isola di Lampedusa, Linosa, Pantelleria, Procida, le Pontine, Isole Eolie, Isole Egadi, Isole Tremiti, l’Isola del Giglio e l’Isola Di San Pietro – Taranto per raccontare la realtà delle isole minori italiane, in una stagione che spoglia queste terre dallo stereotipo di paradiso estivo. Le sue fotografie, mostrano una bellezza diversa, scandita dai racconti e dai gesti del quotidiano. “Isole d’Inverno” descrive una mappatura del vicino che rimane lontano, alla ricerca dell’essere isolano come condizione. Ed è proprio durante la stagione invernale, nell’isola di chi resta, che questa condizione si impone. Il mare arrabbiato che non fa partire il traghetto, le manovre della cisterna che porta l’acqua in scogli remoti, la pesca dei calamari, la caccia agli uccelli migratori, il ritrovarsi quotidiano nell’unico bar aperto, e tanti gesti, che si ripetono, e diventano piccole allegorie. Ogni isola è una storia a parte ma appare anche, in qualche modo, uguale alle altre.

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La persistenza della luce


La persistenza della luce, fotografie di Mario Beltrambini, a cura di Denis Curti.

Oggetti persi e luoghi abbandonati sono i soggetti che animano la poetica personale di Mario Beltrambini. Il suo è uno sguardo lento, riflessivo, capace di rilevare l’estetica a priori della natura.

Dal 9 dicembre 2018 Palazzo Rasponi 2 ospiterà una selezione di immagini che l’autore ha prodotto scegliendo la fotografia stenopeica come mezzo privilegiato per scrivere con la luce ciò che egli ha appreso dalla realtà.

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Workshop con Beatrice Bruni – Fotografia creativa con dispositivi mobili


Beatrice Bruni

La Fondazione Studio Marangoni fornisce ai propri studenti competenze a 360 gradi, spaziando ampiamente in tutti gli ambiti della fotografia. E’ proprio in questa ottica che, durante il secondo anno del Corso Triennale di Fotografia, i corsisti imparano ad utilizzare tutti i mezzi utili a produrre immagini, compreso uno strumento attuale come lo smartphone.

Beatrice Bruni (docente della FSM) è lieta di invitarti al suo workshop di 8 ore, all’insegna dell’uso consapevole del mezzo digitale, osservando alcuni degli autori che ne hanno fatto un sistema privilegiato di produzione di immagini, valutando le implicazioni socio-culturali che la fotografia con lo smartphone impone in questa realtà sempre più iper connessa, rivolgendo uno sguardo ad un uso pratico di strumenti all’avanguardia.

La prima lezione si svolgerà mercoledì 21 novembre dalle ore 19:45.

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Geometrie Celesti


GEOMETRIE CELESTI di Silvia Noferi e Francesca Romana Pinzari, dal 30 settembre al 1 dicembre 2018.

La mostra è il frutto di una collaborazione con l’Associazione Culturale Arteam ed è l’esito della selezione del premio Arteam Cup 2017. Le opere delle due artiste si mettono in dialogo nelle stanze di Casermarcheologica, volgendo lo sguardo sulle tematiche dell’infinito, delle forme della materia di cui è fatto il cosmo, affrontando in modo originale e intimo, le domande fondamentali sull’esistenza. CasermArcheologica è un percorso di rigenerazione urbana a Sansepolcro che sta riqualificando l’ex Caserma dei Carabinieri, all’interno di Palazzo Muglioni, edificio storico nel centro cittadino, a pochi metri dal Museo Civico dove sono conservate due delle più importanti opere di Piero della Francesca. Grazie ad uno straordinario movimento che coinvolge studenti delle Scuole Superiori, professionisti, imprenditori, Istituzioni e Fondazioni, l’Associazione CasermArcheologica ha riconsegnato alla Città due piani del palazzo, abbandonato e inutilizzato dagli anni ’90, ora di nuovo accessibile come centro dedicato alle Arti Contemporanee, spazio di lavoro per giovani professionisti e di formazione.

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Leggere l’arte. Robert Mapplethorpe


Nell’ambito del ciclo LEGGERE L’ARTE, biografie d’artista, Johan & Levi editore e Corraini MAMbo artbookshop vi invitano all’incontro su Robert Mapplethorpe giovedì 15 novembre ore 18.30 con: Fabiola Naldi, storica dell’arte e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Bergamo e Davide Tranchina, artista e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Milano.

«Questa raccolta di ricordi intende dimostrare concretamente che è esistito un essere umano vivace, ambizioso, di giocosa sensualità, spaventato e intelligente che un giorno, trovandosi in mano una macchina fotografica, ci guardò attraverso, come uno zingaro con la prima sfera di cristallo, e vi intravide la possibilità di catturarvi certi suoi lampi visionari.
Robert aveva una mira infallibile. Aveva l’occhio da artista.
Cui va aggiunta l’idea tipica della cultura pop contemporanea che la fotografia artistica offra una forma di gratificazione immediata, ideale in una società che corre sulla corsia di sorpasso. Al Pratt Institute Robert aveva seguito il corso di scultura, che però, come la pittura, era una disciplina che richiedeva troppo tempo.
Con la macchina fotografica, Robert divenne padrone del tempo, grazie a una forma d’arte non radicata in un rituale preistorico, ma inventata dalla tecnologia.
Entrambi sapevamo che la sua sarebbe stata una vita breve e intensa.»

© Jack Fritscher, “Robert Mapplethorpe. Fotografia a mano armata”, Johan & Levi (2016)

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