Architettura Mediterranea – Convegno

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Venerdi 18 ottobre 2019 dalle ore 16.00 | 4 CFP 

Iscrizioni su IMateria o in loco | quota di partecipazione 20 euro in loco
(solo per iscritti agli Ordini Professionali degli Architetti)

Venerdì 18 ottobre 2019, presso OCRA Montalcino, Scuola Permanente dell’Abitare con il patrocinio del Comune di Montalcino e dell’Ordine degli Architetti di Siena, organizza il convegno “Architettura mediterranea” e l’inaugurazione della mostra The Land That Remains.

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Programma

Ore 16:00       registrazione partecipanti per assegnazione Crediti Formativi Professionali
Ore 16:30       Intervento Carlo Pozzi
Ore 17:15       Intervento Giovanni Fontana Antonelli
Ore 18:00       Intervento Daniela Tartaglia e Federico Busonero

Dibattito          Coordina Edoardo Milesi

Ore 19.00       Vernissage The Land That Remains.

Presentazione della mostra a cura di Federico Busonero.

Focus interventi

Il mediterraneo come mito per l’architettura
di Carlo Pozzi

La comunicazione va inquadrata a partire dagli studi ad ampio raggio sul Mediterraneo e in particolare dai libri di Fernand Braudel e Predrag Matvejević, per stringere successivamente il campo con il piccolo libro di Benedetto Gravagnuolo (Il mito del Mediterraneo nell’architettura contemporanea). Verrà successivamente esaminato il rapporto con Il Mediterraneo espresso da K. F. Schinkel e successivamente dai pittori del ‘900 (De Chirico, Savinio, Severini, Guttuso). L’uso strumentale del riferimento al Mediterraneo attraverso le architetture della classicità durante il periodo fascista, con alcuni capolavori (opere di Figini e Pollini, Libera, Moretti, Terragni).  Luigi Cosenza e la fabbrica Olivetti a Pozzuoli. Il viaggio in Oriente di Le Corbusier, architetture e riferimenti all’armonia e alle teorie delle proporzioni, Le Cabanon e la tomba a Roquebrune- Cap-Martin.

 L’Architettura mediterranea in funzione della costruzione europea
di Giovanni Fontana Antonelli 

Il merito di questo convegno è quello di focalizzare l’attenzione su Architettura e Mediterraneo incardinando il discorso su una questione cruciale del nostro tempo, ovvero quanta Europa e quanto Mediterraneo, quanto Occidente e quanto Oriente permeano la nostra architettura, le nostre città e, per estensione, le nostre vite. Penso che l’idea di Europa non possa prescindere da quella di Mediterraneo, e penso anche che l’Architettura e la Città mediterranee siano tra i luoghi di maggiore successo – e fascinazione – in termini di aggregazione degli spazi e del tessuto sociale, di ibridazione culturale e gastronomica e, perché non dirlo, in termini di bellezza. È partendo da queste considerazioni, quindi, che si può tentare di definire l’Architettura mediterranea, nonostante la sua definizione sfugga alle categorie; ciononostante, quello che mi pare ancora più importante oggi è parlare di spazio abitativo e spazio pubblico in ambiente mediterraneo, alla luce dei flussi migratori che necessariamente modificano gli spazi e i loro usi.

Fotografare l’architettura mediterranea
di Daniela Tartaglia

Funzione dell’atto fotografico è quella di documentare la forma sottesa al caos, di svelare la testarda bellezza di alcune architetture e luoghi ma anche al contempo quella di riappropriarsi del mondo che ci circonda e della sua residualità. Ed è su questo importante aspetto che mi vorrei soffermare perché oggi invece – come sottolineava già un editoriale di Domus del 2004 – la fotografia di architettura insegue strade diverse con la pretesa di sostituirsi all’architettura reale. “Cerca pose oggettive, grazie ad un punto di vista impersonal, depurato da ogni emozione, isola gli edifici dal loro contesto e dai loro abitanti; produce immagini che cercano di catturare quello che ci si aspetta che il pubblico si aspetti da un’architettura firmata: stupore, charme, spettacolarità.” (Domus, n. 871/ 2004). La fotografia possiede, a mio avviso, un enorme e fecondo potenziale interpretativo. E’ uno straordinario strumento attraverso cui scoprire il mondo e, nel caso dell’architettura, può arrivare a carpirne l’essenza.

 Lo sguardo fotografico sull’architettura
Federico Busonero

La fotografia, per sua stessa natura, si misura con il paesaggio e, in particolare, sullo spazio abitato – l’architettura – in esso presente: essa li acquisisce, li fa propri, li modifica. E’ un fatto riconosciuto che di un luogo, di un paesaggio, di una persona noi ricordiamo una fotografia – quell’immagine che nel tempo si sedimenta nella psiche sino a diventare parte inscindibile della nostra biografia. Non potrebbe essere altrimenti, poiché la fotografia si occupa dell’esistente, del dove siamo; fotografare un soggetto, che sia esso un paesaggio, un monumento storico, un edificio abitato significa innanzitutto cercare di circoscriverlo e porlo in un contesto che cambia a seconda della personalità del fotografo e delle esigenze e delle aspettative di coloro che fruiscono dell’immagine creata dal fotografo. Questo vale per l’architettura del Mediterraneo così come per ogni altra architettura. C’è una lunga e consolidata tradizione di campagne fotografiche in Francia, Spagna, Italia, Stati Uniti, nel Medio Oriente. Esse, in misura più o meno efficace, hanno avuto uno scopo preciso: appropriarsi dell’architettura, renderla immagine trasportabile per l’esigenza del committente o per il piacere di un pubblico via via più esigente e desideroso di conoscere altri luoghi, lontani. Nella visione personale del fotografo l’architettura acquisisce una cittadinanza e una dimensione nuova, diversa, non più locale e circoscritta. Per molte generazioni, le fotografie hanno letteralmente plasmato una percezione di sogno, epica di architetture e paesaggi esotici, altrimenti non accessibili.

The Land That Remains
di Federico Busonero

Su incarico dell’UNESCO (United Nations Educational Scientific Cultural Organization), Federico Busonero ha intrapreso negli anni 2008/2009 tre lunghi viaggi attraverso la West Bank del Territorio Palestinese Occupato. Lo scopo del suo studio fotografico era di “documentare paesaggi di particolare significato culturale”. La ricerca è stata pubblicata da Hatje Cantz nel 2016 nel libro The Land That Remains (La Terra Che Resta). Al progetto della pubblicazione hanno partecipato, oltre all’autore, la curatrice Anne Sanciaud-Azanza, professoressa di Conservazione del Patrimonio presso l’Università François Rabelais a Tours, e l’architetto Giovanni Fontana Antonelli, specializzato nel restauro e conservazione di città e paesaggi storici. Nelle parole dell’autore, The Land That Remains “trascrive e rende in immagini la bellezza e la sofferenza dei paesaggi della Palestina – meditazione su una civilizzazione epica oggi sul punto di scomparire, una elegia e una forma di affetto per il suo passato e il suo presente. La terra che resta è uno stato indefinibile dell’immanenza di tutte le cose, di tutto quello che abbiamo già visto e conosciuto in altri luoghi e in altri tempi e che abbiamo dimenticato. La Palestina che ho visitato rimane sfuggente, trafitta nell’immobilità del suo tempo. Mi sono sentito quasi un intruso nell’avvicinare la contraddittoria topografia dell’attuale e il passato esigente in essa contenuto: luoghi di grande peso e storia, luoghi di innumerevoli memorie, luoghi che risuonano di sofferenza umana e dignità.”