Starway to Heaven


STAIRWAY TO HEAVEN

Ognuno di noi lavora. Chi lavora poco, ha molto tempo per pensare, riflettere e persino evadere. Chi lavora molto, ne ha molto meno a disposizione. Si trova in un continuo flusso di richieste e doveri, di professionalità ed esigenze aziendali.  Si trova a correre tra un impegno e l’altro con poco tempo per pensare. Spesso, però, il tempo per riflettere ci trasforma, ci sposta il nostro usuale punto di vista in maniera che, poco a poco, subiamo quella trasformazione che si chiama maturazione. Si matura. Senza riflessioni, pensieri e senza l’accumulo di esperienza, si fa fatica a maturare.
Io, negli anni 80, lavoravo molto. Moltissimo. Ero occupato quasi tutti i giorni o per fare riprese oppure per selezionare materiale per la consegna di un lavoro. Erano anni esaltanti e tumultuosi. Ogni tanto, durante un lavoro, quando mi trovavo a 500 chilometri da casa, in mezzo a una fabbrica oppure immerso in un impianto, mi veniva da pensare e riflettere sul senso del mio percorso.
Mi chiedevo dove andavo e dove volevo andare.
Quando mi sono trovato alla base di questo impianto, se mi ricordo bene era un impianto di trasmissione dei dati, mi sono fermato. Mi hanno colpito queste scale che andavano su, e ancora su, ma che non terminavano visivamente in un luogo esatto: finivano in cielo. Mi sembrava la metafora esatta del mio percorso, correvo e correvo per finire dove? Una volta salito in cima alle scale potevo solo guardare in giù, in una visione che mi faceva girare la testa dalle vertigini (le scale erano semi-trasparenti) e mi chiedevo, che senso ha arrivare fino a qui?

AZIENDA        ITALTEL
PROGETTO   MONOGRAFIA AZIENDALE
ANNO             1980

Se volete vedere ancora immagini di questo tipo, cliccate qui. Grazie per il vostro interessamento.

Edward Rozzo

 

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Banner Blindness!


Ci siamo! La razza umana si sta rendendo sempre più immune alla pubblicità sul web.
Se ne parla anche negli articoli dell’emarketing.fr dove, sui Trend 2016 in Digital Marketing, leggiamo della nuova tendenza ad ignorare la pubblicità sui media.
Oltre alla sviluppata capacità individuale di ignorare tutti i banner ed i pop-up, adesso si aggiungono i nuovi plugin come Ad-Blocker (ABP – che ho già installato su tutti i browser che utilizzo quotidianamente).
Ci troviamo davanti ad una tipica cultural disruption, cioè un cambiamento dal basso, che tende a modificare le regole dello status quo.
Quindi, il fenomeno di Banner Blindness, come tutte le cultural disruption, rappresenta qualcosa di molto più importante: significa un bisogno di tranquillità ed autenticità.
Quell’autenticità della quale un vero storytelling si nutre!

Edward Rozzo

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Italian Industry


Negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, l’industria italiana ha rivelato enorme energia creativa che ha portato i brand italiani ai quattro angoli del mondo, con successi ammirevoli e riconoscimenti internazionali.
La comunicazione visiva ha giocato un ruolo fondamentale in quel successo, traducendo creatività, capacità tecnologica e visione imprenditoriale in immagini eloquenti per le istituzioni e i consumatori mondiali.
Io, personalmente, ho avuto l’onore di essere uno dei protagonisti tra i fotografi industriali dell’epoca.
Ed è quindi con orgoglio che vorrei farvi conoscere una parte di quel patrimonio culturale che ho contribuito a creare con il mio lavoro.
In questo modo, da un lato spero di comunicarvi un’emozione attraverso le fotografie e dall’altro di raccontarvi le piccole grandi “avventure” che hanno contribuito alla loro preparazione e realizzazione.
Di tanto in tanto, quindi, pubblicherò come Rozzo Plus una nuova Newsletter chiamata Rozzo Historical Plus, ovvero Rh+, proprio come il gruppo sanguigno, per presentare positivamente la ricchissima linfa vitale della storia industriale italiana.

Edward Rozzo

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Presentata a Photo London “Identità e illusione”, a Bologna in ottobre


Mathieu Bernard-Reymond

 

“Nel bilancio di un’impresa non compaiono le due cose più importanti”, ammoniva Henri Ford, inventore della fabbrica moderna: “La sua reputazione e i suoi uomini”. L’ una e gli altri sono invece presenti, con ruolo da protagonisti, in “Identità e illusione”, terza edizione di Foto/Industria, biennale della fotografia industriale che si terrà a Bologna per più di un mese a partire dal prossimo 12 ottobre, presentata ieri in anteprima la Photo London, la fiera mondiale che si svolge in questi giorni nella capitale britannica. La manifestazione bolognese ospiterà le immagini di 14 grandi artisti dell’obiettivo, installate in 14 musei, chiese e palazzi storici, a cominciare dal Mast, l’avveniristico centro culturale internazionale aperto nel 2013 da Isabella Seragnoli e dal Coesia Group di cui l’imprenditrice bolognese è presidente, che di Foto/Industria solo gli ideatori, animatori e organizzatori. “Usiamo il termine “foto industriale” in senso ampio”, spiega Francois Hébel, direttore artistico di Foto/Industria ed ex direttore del festival della fotografia di Arles, alla conferenza stampa di presentazione. “Include il lavoro in miniera e lavoro in ufficio, operai e colletti bianchi, uomini, donne e perfino i bambini sfruttati nei bassifondi di Napoli. “Industriale” è insomma una metafora di tutto ciò che produce qualcosa, tutto ciò che è vita”. Così la rassegna comprende le foto in bianche nero di Alexander Rodchenko sul lavoro manuale Russia o sugli squallidi panorami di macchinari industriali ripresi da Josef Koudelka, accanto alle immagini colorate dei call center e concorsi statali in Italia di Michele Borzoni. Ci sono la storia dell’evoluzione di una miniera degli Stati Uniti, The making of Lynch, tratta dalla collezione Walther, e la base spaziale del programma Arianna nella Guiana francese, firmata da Vincent Fournier; il popolo dei lavoratori a un festival dell’unità del 1976, immortalato da Mimmo Jodice, e l’atmosfera “da film noir con Humprey Bogart”, parola di Hébel, delle indagini su un incidente industriale a Tokyo, visto dall’occhio di Yukichi Watabe. E poi ancora foto di Thomas Ruff, Lee Friedlander, Joan Fontcuberta, Mitch Epstein, Carlo Valsecchi e Mathieu Bernard-Reymond.
“L’interesse per la fotografia”, ricorda Isabella Seragnoli, “nacque dal ritrovamento di alcune vecchie lastre nelle archivi delle nostre aziende. Da lì venne la passione di collezionare foto di ambienti di lavoro come documentazione storica e l’intento di riflettere sulla dimensione artistica che possono avere questo tipo di immagini”. L’ esibizione, ad ingresso gratuito, che sarà aperta fino al 17 novembre, è l’occasione per richiamare l’attenzione dei giornalisti, operatori e pubblico di Photo London su Bologna: “La nostra città rappresenta una grande realtà industriale e culturale, la dimostrazione che, come nel Rinascimento, un filo comune lega mondo del lavoro ed arte”, osserva l’assessore all’Economia Matteo Lepore. “Foto/Industria dà l’occasione a visitatori stranieri di conoscere la città italiana più autentica e in cui si vive meglio”, gli fa eco il direttore Hébel, “e di scoprire che Bologna non è famosa solo per il suo cibo, ma contiene perle non minori di Roma o Firenze”. Come nelle passate edizioni di Foto/Industria, la mostra bolognese assegnerà quattro borse di studio a giovani autori che si distinguono per le loro opere nel campo della foto industriale. “Il Mast”, sottolinea Giada Michetti, manager del progetto, “è l’unica istituzione al mondo dedicata a questo genere fotografico”. Alla ricerca di un’idea di industria che significa storia, comunità e cultura civica: perché non tutto quello che esce da un’impresa finisce nel bilanci. Come ben sapeva Henry Ford.

[Enrico Franceschini per La Repubblica] → Leggi Tutto

Lunch atop a skyscraper


29 Sep 1932 – Construction workers eat their lunches atop a steel beam 800 feet above ground, at the building site of the RCA Building in Rockefeller Center.  ©Bettmann/CORBIS 

 

Un elegante documentario su una delle fotografie industriali più famose al mondo. Molti, attribuiscono l’immagine a Lewis Hine, ma lui non era presente il giorno che è stata scattata, mentre veniva costruito il famoso Rockefeller Center in New York City. Lewis Hine, d’altro canto, aveva documentato la costruzione, qualche anno prima, dell’Empire State Building, da poco terminato il giorno che questa foto fu scattata. Guardate qui per sapere chi ha veramente scattata questa foto.

[da Rozzo Plus] → Leggi Tutto

Dentro la fabbrica delle immagini


Rudolf Holtappel

Dici “fotografia di paesaggio” e più o meno sai di cosa parli. Dici fotografia industriale e non lo sai più. Era industriale, un tempo, la fotografia commissionata dalle grandi industrie per auto celebrazione e pubblicità. E’ stata poi fotografia industriale quella di grandi autori e del loro sguardo critico sul mito della fabbrica, e sulla sua erosione nell’era post industriale. Ma è industriale, oggi, la fotografia stessa come medium, è un’industria che produce beni materiali (macchine, fotofonini), e immateriali (la nostra cultura visuale). Merito del Mast di Bologna,  l’unico museo dedicato specificamente alla fotografia industriale, e del suo curatore, Urs Stahel, aver scelto la definizione più generale di un genere fotografico che attraversa tutti gli altri generi: la pubblicità, il reportage, la moda, il ritratto, eccetera, e di aver allargato l’orizzonte alla fotografia del lavoro come rapporto eterno fra l’uomo e il mondo. Tutto questo sta negli archivi della fondazione bolognese che in questi giorni e fino al 3 settembre riapre i suoi caveau e vi pesca cento immagini di sessanta autori, dagli anni Venti a oggi, che raccontano con il titolo “La forza delle immagini”, la parabola incrociata della civiltà industriale e degli sguardi che l’hanno nel tempo ammirata, osservata, analizzata, criticata. Dal fascino per l’era del metallo (Germaine Krull, Margaret Bourke-White, Edward Steichen) al paesaggio umano e materiale della civiltà industriale (Richard Avedon, Marion Post Wolcott, Berenice Abbott) al disincanto e agli interrogativi epocali (Jim Goldberg, Thomas Demand, Shomei Tomatsu). Nella foto in alto, Rudolf Holtappel, stabilimento metallurgico Thyssen, a Duisburg, Germania, 1968.

[Michele Smargiassi da la Repubblica] → Leggi Tutto