Sant’Orsola Rivoltata


A Firenze, nel quartiere di San Lorenzo, intorno agli spazi straordinari della sua Basilica rinascimentale, possiamo incontrare una grande quantità di edifici e riferimenti storico-artistici che fanno parte del patrimonio culturale della città conosciuto in tutto il mondo: la Sagrestia Vecchia, le Cappelle Medicee, la Biblioteca Medicea Laurenziana, Palazzo Medici Riccardi, il Mercato Centrale. Attraversato ogni giorno da migliaia di turisti e cittadini, centro nevralgico del sistema delle percorrenze e del commercio, San Lorenzo nasconde nella sua “pancia” l’ex convento di Sant’Orsola, un complesso in stato di abbandono che occupa un intero isolato collocato a poche centinaia di metri dal Duomo e dalla stazione di Santa Maria Novella.

Qualche mese fa si è presentata l’occasione di riaprire almeno una parte degli spazi inutilizzati di Sant’Orsola, grazie ad una collaborazione della Fondazione Studio Marangoni e diverse associazioni presenti nel quartiere, che hanno dato vita a tre giorni di eventi artistici e culturali.
In particolare la Fondazione Studio Marangoni ha curato un progetto di interpretazione fotografica sia dell’edificio che del quartiere, coinvolgendo un gruppo di studenti e insegnanti del corso triennale. Ognuno di loro ha pensato e poi realizzato, nel corso di quattro mesi, un progetto fotografico che riflettesse sulle problematiche del quartiere. In questo modo gli studenti hanno avuto l’occasione di mettersi alla prova su un progetto condiviso con lo scopo di indagare il territorio.

Il complesso di Sant’Orsola è stato rivestito da una doppia esposizione: una riguardava mura e finestre all’esterno, l’altra ha segnato un percorso espositivo al suo interno. Fuori erano in mostra le sue ossa e dentro si incontravano le anime del quartiere.

All’esterno, le grandi stampe fotografiche hanno reso l’edificio in qualche modo trasparente, mostrando una realtà sconosciuta e ad oggi ancora invisibile. Le fotografie sono state stampate come manifesti ed attaccate sulle finestre murate che facevano da cornice naturale delle opere.

Dentro erano esposti i lavori realizzati in giro per il quartiere, ognuno in grado di mostrare le sue diverse realtà; si è così creato un percorso di immagini integrato con la struttura architettonica del complesso.

La sinergia tra gli studenti di fotografia della Fondazione Studio Marangoni e attori, narratori, poeti e musicisti, che compongono il tessuto sociale del quartiere, ha restituito in una visione corale fatta d’immagini, parole e suoni.