Zone di frontiera urbana


Cantieri fotografici

10 febbraio – 03 marzo 2007
fsmgallery – Via San Zanobi 19r, Firenze

Mostra realizzata in collaborazione con la Fondazione Michelucci

Fotografie di
Chiara Cocchi – Borghi antichi
Giuseppe De Grazia – Case del Popolo
Andrea Abati – “Chinatown prêt-a-porter”
Paolo Cagnacci – Abitare precario
Simone Donati – Ritratti alle Piagge
Veronica Siciliani – Sesto Fiorentino, Sala Prove
Silvia Noveri – Le Piagge
Giuseppe Toscano – San Donnino
Alessio Bellagamba – Fermata “Le Piagge”
Margherita Verdi – Lungo il fiume
Alessandra Capodacqua – Sesto Fiorentino, centri commerciali
Martino Marangoni – Spazi del consumo e dello svago
Antonella Piga – Carcere di confine
Emanuele Baciocchi –Territori metropolitani
Eleonora Accorsi – Case Passerini
Francesca Sprecacenere – Infrastrutture

Accompagna la mostra il catalogo (Edizioni Polistampa, Firenze, gennaio 2007 ) che raccoglie il lavoro realizzato dalla Fondazione Studio Marangoni all’interno del progetto regionale “Progettare Zone di Frontiera Urbana” coordinato dalla Fondazione Michelucci ed esposto nella mostra tenutasi dal 10 feb. al 3 mar. 2007 presso la fsmgallery di Firenze. Volume a cura della Fondazione Michelucci e della Fondazione Studio Marangoni, progetto grafico e realizzazione Alessandra Misuri (FM), introduzioni di Corrado Marcetti, Nicola Solimano, Martino Marangoni, Daria Filardo.

“Abbiamo chiesto alla Fondazione Studio Marangoni che in passato aveva collaborato ad un nostro progetto, “I bambini non sono pazienti”, con un delicato lavoro fotografico sul mondo dell’ospedale pediatrico, di esplorare i territori mutanti delle nuove frontiere urbane. Condividiamo il tedio per le immagini congelate della città patinata e l’interesse per le zone di confine, per gli slittamenti periferici, per le riserve di spazio dove le persone, costrette ad abitare un territorio non scelto, cercano di inventare ambiti rinnovati di vita, sistemi di relazioni e modalità di convivenza.
Nelle zone di frontiera urbana hanno trovato alloggio fra gli altri famiglie immigrate di diversa provenienza e alcuni gruppi di particolare consistenza hanno realizzato un articolato sistema di attività lavorative, anche questo in pieno cambiamento, dove un capannone può contenere la vita di un villaggio e non solo le funzioni produttive. Altri immigrati di più recente arrivo costituiscono il gruppo dei vaganti, tra ripari di fortuna nella natura residua e informali sistemazioni negli scheletri di vecchi edifici industriali non ancora diventati centri commerciali, uffici direzionali, schiere residenziali o condomini di banale architettura.
I diversi cantieri fotografici aperti nell’area metropolitana fiorentina in nomadi stazioni di frontiera non hanno rincorso i fotogrammi impressionanti, le nuove icone della periferia, ma hanno cercato di esplorare i contrasti che emergono nel cambiamento: i borghi inghiottiti nella città estesa, il divenire città di periferie storicizzate, il territorio ancora incerto delle università decentrate, le band musicali giovanili, la cerniera sociale delle case del popolo attraversata da nuove questioni, il complesso carcerario sui confini della città, l’impero della merce dei grandi centri commerciali, le tecnologie dei moderni impianti di trattamento dei rifiuti urbani o la mole del vecchio inceneritore chiuso dalla mobilitazione dei cittadini che ci ricorda che esiste una storia della città che può essere scritta attraverso le vicende dell’immondizia urbana. Ed esiste anche una storia del paesaggio urbanizzato che può essere raccontata lungo le sponde del fiume o attraverso le immagini delle infrastrutturazioni che lo hanno ritagliato spesso in maniera infelice.
I fotografi hanno lavorato sul paesaggio urbano recente della città estesa con la mente sgombra di vecchie e nuove retoriche sulle periferie e invece aperta alla vitalità della piana. La qualità estetica, la forza espressiva, la capacità narrante, la comunicazione di emozioni è stato il cammino di ricerca di ciascuno senza nessuna pretesa di stendere una memoria fotografica del presente ma solo di contribuire ad interrogarci insieme sul senso della città e sul suo futuro.

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