Taboo


6 Photographers from Austria

A cura di Eva Brunner-Szabo e Martin Breindl

Fotografie di
H.H. Capor, Ana Casas Broda, Sissi Farassat, Magdalena Frey, Maria Haas, Ingrid Simon

30 novembre 2006 – 27 gennaio 2007
fsmgallery – Via San Zanobi 19r, Firenze

La mostra è organizzata in collaborazione FLUSS, con il patrocinio ed il contributo di Forum Austriaco di Cultura, con il supporto di Albini & Pitigliani

Sei artisti, sei tabù violati. Per la prima volta in Italia, i lavori di H.H. Capor, Ana Casas Broda, Sissi Farassat, Magdalena Frey, Maria Haas, Ingrid Simon in una mostra che “oltrepassa i limiti”, “rompe i tabù”: Taboo, Six photographers from Austria a cura di Martin Breindl e Eva Brunner-Szabo, in mostra alla fsmgallery di Firenze. Scatti forti, talvolta anche crudi, che risvegliano l’attenzione, che non lasciano spazio all’immaginazione ma costringono la coscienza a “l’attraversamento di un confine”.

Un’esposizione provocatoria che, come scrive una della curatrici della mostra, Eva Brunner-Szabo, “supera ciò che normalmente rappresenta un divieto sociale, descrive situazioni o comportamenti reputati proibiti e rifiutati. Spesso la società ritiene discutibile e ripugnante rompere un tabù; gli argomenti considerati tali sono sconvenienti e non trovano posto in spazi pubblici”.
In Taboo gli artisti scelti dai curatori, sono collegati tra loro da un sottile filo e lavorano all’interno di stretti margini creati da profonde emozioni personali e da tipi differenti di tabù culturali. Girls cut, di Magdalena Frey, tratta con metafore e collage digitali uno dei maggiori tabù del mondo contemporaneo: la circoncisione femminile. Lo analizza sia come fenomeno appartenente ad altre culture, che in relazione alle domande che oggigiorno le donne si pongono rispetto alla realtà e al loro ruolo. Le domande segnano anche Selbstportrait di Maria Haas. Qui l’artista è soggetto e osservatore allo stesso tempo, lasciandoci partecipare alle sue spiegazioni sulla religione, la sessualità e la violenza, alla ricerca del “giusto”. E ancora. Album, di Ana Casas Broda, mostra l’essere umano nella sua fisicità. L’artista e sua nonna sono unite da un profondo legame che le vede l’una il soggetto dell’altra tra passato e presente. Liberate da tutti gli ornamenti, stanno entrambe coraggiosamente in piedi di fronte a un muto e impietoso specchio. Clandestini, rifugiati illegali, persone di cui spesso ignoriamo la presenza, sono il soggetto di Present Continuous di Ingrid Simon dove non sono mostrate persone, ma se ne percepisce nitidamente la presenza. Il lavoro di Sissi Farassat Privatsphäre ruota invece intorno al tema della demarcazione tra il mostrare e il nascondere l’intimità. Le sue fotografie sono montate in light-box. Se si guardano le foto da una posizione discosta, la luce si accende, rivelando scene intime e private. Ma se ci si avvicina al light-box la luce si spegne e la fotografia sparisce alla vista, evidenziando così la relazione tra l’osservatore e l’oggetto; chi guarda deve restare a una certa distanza per poter osservare. Infine, H.H. Capor descrive il suo Verena 18, come l’intenzione di mostrare il contrasto tra una donna giovane e bella e il “segno della morte” sul suo corpo.

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