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Con Identità culturali trova felice continuazione il progetto Firenze Fotografia Duemila, quest'anno ampliato anche alla città di Prato.
Due enti, Fondazione Studio Marangoni e Dryphoto arte contemporanea, hanno unito le loro conoscenze e competenze, fino a offrire una iniziativa che si misura con esperienze italiane e straniere significative e stimolanti, nell'intento di promuovere la fotografia e di inserirsi attivamente nel processo di costruzione di un sistema toscano per l'arte contemporanea, attraverso il progetto TRA ARTe contemporanea promosso dalla Regione Toscana.
Personali, collettive, progetti speciali formano il tessuto che ruota intorno a Identità culturali, occasione di ricerca e di messa in evidenza di quel complesso di esperienze spirituali e realizzazioni artistiche che fa di ognuno di noi un appartenente ad un determinato gruppo, in un dato periodo storico, in un preciso contesto ambientale.
Volontà dichiarata di proporre, non per classificare bensì per discutere e mettere in discussione, muovendosi all'interno di un percorso espositivo, costruito appositamente per ritrovarsi in un paesaggio dove le parole 'esotico' e 'straniero' cambiano quanto meno di senso.
Il reportage rigorosamente in bianco e nero sull'Afghanistan di Paolo Woods, le vedute a colori, dell'inglese Simon Norfolk, della città di Kabul dopo i bombardamenti, i lavori di Andrea Abati Gente del Corno d'Africa, un viaggio attraverso le comunità somale ed eritree delle nostre città, i ritratti della giovane Michi Suzuchi di coetanei stranieri che abitano a Firenze, i passanti messi in posa da Marco Lanza, le gambe e i piedi dei detenuti di Alessandro Mencarelli e i bagnanti alle terme di Christina Zück raccontano un universo multietnico che abita oramai indifferentemente diversi spazi del mondo.
Caratteristica comune è la particolarità dei percorsi artistici degli autori selezionati: ognuno presenta un proprio linguaggio espressivo anche quando affronta temi cosiddetti "sociali", come Peter Granser, che nelle sue opere, con sottile ironia, ci racconta di Sun City, la città dell'Arizona solo per anziani creata negli anni Sessanta, oppure Renate Aller nei ritratti degli abitanti di TriBeCa dopo l'11 settembre.
La fotografia è forse il linguaggio che meglio corrisponde al nostro contemporaneo e, infatti, in questo contesto, sono stati scelti artisti che usano la fotografia come strumento esclusivo o occasionale del loro operare, e nelle sue più svariate possibilità espressive.
Riflessione intima e soggettiva nelle rielaborazioni di Charles Loverme di vecchie fotografie di ceramica apposte sulle tombe; visione individuale nelle domestiche immagini a colori di Osvaldo Sanviti; strumento della memoria nel piccolo ma significativo nucleo documentario che Giacomo Pozzi-Bellini donò nel 1978 all'Archivio Contemporaneo “A. Bonsanti” del Gabinetto Vieusseux: 41 splendidi ritratti fotografici, eseguiti dallo stesso Pozzi-Bellini, di intellettuali italiani e stranieri; esperienza collettiva in Les Dogons par les Dogons, di Antonin Potoski che mostra le fotografie che sette giovani Dogon hanno scattato con la sua macchina fotografica in un periodo di cinque settimane nei villaggi della falesia di Bandiagara.
Certe volte la relazione con lo spazio ospitante caratterizza la mostra, come avviene nella installazione di Margherita Verdi - tracce delle sfingi e dei leoni del tempio ittita di Ain Darah, ai confini fra Siria e Turchia, su grandi pannelli di tela - pensata e prodotta appositamente per il Salone degli Scheletri del Museo di Storia Naturale della Specola, mentre, in altri casi (Giacomo Costa, Carlos Motta e Leta Peer) gli artisti rappresentano l'identità e le scelte curatoriali delle gallerie che li espongono.
Identità culturali è una provocazione perché presuppone un visitatore attento che sappia cogliere le differenze e le sfumature, a volte macroscopiche a volte molto sottili, e che sappia apprezzare il lavoro di chi intende promuovere anche gli autori locali; infatti, insieme ad altri toscani, è presente anche una antologica del fotografo fiorentino Carlo Cantini, che rappresenta un riconoscimento al suo decennale lavoro.
Le proposte selezionate per la città di Prato privilegiano una produzione giovane, che crea sinergie e rafforza progetti già presenti sul territorio.
Il giovane toscano Andras Calamandrei espone presso le sale dell'Archivio Fotografico Toscano frammenti di un viaggio interiore attraverso le vedute in movimento di quotidiani paesaggi mentre nell'ambito del progetto Officina Giovani presso i Cantieri Culturali Ex Macelli, spazio aperto ai giovani dai 18 ai 35 anni, trova collocazione Trust: Adam Broomberg e Oliver Chanarin, attuali Creative Directors di COLORS, la rivista edita dal Benetton Research and Development Communication Centre, che propongono il tema della fiducia mostrandoci una serie di ritratti di persone in stato di completo abbandono.
Jananne Al-Ani e Zineb Sedira, entrambe residenti a Londra, partono dal loro specifico femminile per indagare la dualità delle culture dentro le quali sono cresciute.
Jananne Al-Ani, artista nata a Kirkuk in Iraq, ha sentito la necessità di parlare della guerra del Golfo e di mettersi in gioco mostrando i ritratti delle donne della sua famiglia.
Zineb Sedira, nata a Parigi da genitori algerini, non denuncia ma si interroga sull'uso del velo come forma di censura e autocensura, e come simbolo di identità culturale che nelle sue opere è utilizzato come espediente per riprodurre l'immagine della figura umana.
Pertanto, non è casuale la decisione di esporre le loro opere a Prato, dove dal 1995 si tiene il Premio Europeo per Donne Fotografe "I luoghi della vita" supportato attivamente dalla Provincia di Prato.
Vittoria Ciolini
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