Ali Baba Can’t Be Found Here di Chndy


ALI BABA CAN’T BE FOUND HERE

Video & foto installazione di Chndy

Inaugurazione sabato 8 aprile ore 18

Prima edizione della residenza d’artista “Middle East Now x Crossway Foundation Residency Program”, nata dalla partnership tra il festival e Crossway Foundation, una delle più importanti organizzazioni che promuove i giovani creativi dal Medio Oriente.

L’artista – Mohammad Al Kindi detto “Chndy” – giovane talento nato in Oman, lavora con la fotografia, la grafica e il video, e riflette sui codici del linguaggio pubblicitario con un approccio ironico e avantgarde. Chndy presenta a Firenze fino al 13 maggio un progetto pensato per il festival, legato ai suoiluoghi e al suo mondo, raccontati in una prospettiva sorprendente. L’artista sarà in residenza a Villa La Pietra in collaborazione con New York University Florence.

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Saudi Tales of Love di Tasneem Alsultan


SAUDI TALES OF LOVE

di Tasneem Alsultan

Evento speciale della 8ª edizione di Middle East Now

Inaugurazione sabato 8 aprile ore 18

La mostra sarà visitabile fino al 13 maggio 2017
dal lunedì al sabato con orario 15/19, o su appuntamento
fsmgallery – via San Zanobi 19r, Firenze
Tel 055 481106 exhibitions@studiomarangoni.it
Ingresso libero
La galleria sarà chiusa per vacanze pasquali dal 13 al 18 aprile compresi

La mostra SAUDI TALES OF LOVE presenta il lavoro della giovane fotografa Tasneem Alsultan, tra le poche donne a fare questo lavoro in Arabia Saudita, inclusa tra i 16 fotografi emergenti to watch del 2016 dal prestigioso British Journal of Photography. Il progetto racconta sogni, storie nascoste, scelte coraggiose ed esperienze sentimentali complicate di donne che vivono in Arabia Saudita, una delle società più chiuse al mondo. Ritratti di donne divorziate, vedove, felicemente sposate e foto che immortalano matrimoni in grande stile.

SAUDI TALES OF LOVE nasce dalla storia personale della fotografa Tasneem Alsultan, sposatasi a 17 anni con un matrimonio combinato secondo la tradizione, per poi divorziare dopo 10 anni vissuti infelicemente. Un divorzio in Arabia Saudita sembra ancora un tabù e Tasmeen con i suoi ritratti racconta storie di matrimoni ed esperienze personali difficili e complicate, come la sua. Incontra vedove, donne felicemente sposate e donne divorziate. Esplora il concetto di amore attraverso le foto della figlia e della nonna e al tempo stesso foto di matrimoni in grande stile, che rappresentano, secondo l’artista, le grandi aspettative spesso deluse di molte donne saudite. Il “link” che unisce queste storie di donne è la volontà di andare oltre le imposizioni della società.

Tasneem Alsultan è nata negli Stati Uniti e ha studiato in Inghilterra, per poi tornare nel suo paese di origine, l’Arabia Saudita, per gli studi universitari. Si è specializzata sullo studio etnografico di donne saudite all’estero alla Portland State University. Dopo anni di insegnamento nelle università tra l’Arabia e gli Stati Uniti, ha deciso di dedicarsi alla fotografia. Tra i primi fotografi di matrimoni nei Paesi del Golfo Arabo, Tasneem ha documentato le tradizioni e la cultura delle celebrazioni. Adesso utilizza i materiali raccolti durante la sua esperienza per approfondire tematiche legate ai diritti del genere femminile e alle questioni sociali in Arabia Saudita. Selezionata tra i 10 beneficiari del Magnum Foundation/ Prince Clause/ AFAC grant nel 2015, ha iniziato a lavorare al suo progetto Saudi Tales of Love, che è stato pubblicato nella sezione “Lightbox” del quotidiano inglese Time e poi esposto nei festival PhotoKathmandu e Paris Photo. Nell’aprile 2016, Tasneem è stata selezionata dal British Journal Photography tra i migliori 16 fotografi emergenti, ed è stata inclusa tra i 30 fotografi da tenere d’occhio per il magazine PDN nel 2017. Tasneem fa parte di Rawiya, il primo collettivo di fotografe donne in Medio Oriente.

Il Medio Oriente contemporaneo torna da protagonista a Firenze dal 4 al 9 aprile 2017, con la 8ª edizione di Middle East Now, il festival internazionale di cinema, documentari, arte contemporanea, musica, incontri ed eventi ideato e organizzato dall’associazione culturale Map of Creation. L’evento si terrà tra Cinema La Compagnia – nuova main location del festival, bellissima sala del centro città riaperta da poco e diventata “casa del cinema”, al Cinema Stensen e altre location e spazi cittadini, con un ricco programma di proiezioni ed eventi speciali, nell’ambito del cartellone della Primavera di Cinema Orientale.

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Ultimo domicilio di Lorenzo Castore


Foto Ultimo Domicilio

ULTIMO DOMICILIO

di Lorenzo Castore

A cura di Laura Serani

Inaugurazione venerdì 17 febbraio presso la Fondazione Studio Marangoni (via San Zanobi 19r, Firenze) e sarà possibile visitare la mostra fino al 5 aprile, a ingresso libero, dal lunedì al sabato con orario 15-19, o su appuntamento Read more…

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Fotogiornalismo 2016


fotogiornalismo_2016

Fotografie di:
Camilla Cheade, Giovanni Fatighenti, Martina Lorenzon, Davide Mandolini, Simone Margelli, Andrea Pelatti, Yari Sacco, Roberto Solomita

 

Inaugurazione
sabato 14 gennaio ore 16
c/o fsmgallery
via San Zanobi 19r, Firenze
ingresso libero

La mostra rimarrà aperta dal lunedì al venerdì con orario 15/19
exhibitions@studiomarangoni.it
Tel. +39 055 481106

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F-LIGHT


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In occasione del Firenze Light Festival, F-LIGHT, la Fondazione Studio Marangoni presenta una proiezione multimediale dei lavori vincitori della Open Call “Fotografare la luce” con la quale fotografi professionisti e non si sono cimentati con il rema della luce.Alba e tramonto, ombra e luce, fantasmi e illuminazioni artificiali, scintillii e riflessi, scie luminose e cascate di luce. Una carrellata di immagini dedicate alla sostanziale relazione tra foto e luce.

L’inaugurazione si terrà venerdì 9 dicembre alle per 11.00 presso la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze. Sarà possibile visitare l’installazione fino al 16 dicembre 2016.

 

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Concrete Flowers di Francesca Manolino


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CONCRETE FLOWERS
di Francesca Manolino

Evento di pre-apertura del 16° River to River Florence Indian Film Festival

Inaugurazione sabato 3 dicembre ore 18
finger food indiano con vino gentilmente offerto da Barone Ricasoli

La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2017
dal lunedì al sabato con orario 15/19, o su appuntamento
fsmgallery – via San Zanobi 19r, Firenze
Tel 055 481106 exhibitions@studiomarangoni.it
Ingresso libero
La galleria sarà chiusa per vacanze natalizie dal 22 dicembre al 10 gennaio compresi

Una mostra fotografica che racconta l’India degli ossimori: a Ghazipur, la periferia di Delhi, dove, tra i palazzoni di cemento, trova posto la poesia di un enorme mercato dei fiori, in cui si scoprono uomini burberi, dal sorriso severo, aprirsi a una luce tenera e diversa mentre stringono tra le mani bouquet colorati, e, poco lontano, a Bhuapur Village, donne invisibili che abitano grattaceli e che si spostano in corridoi tutti uguali.

Francesca Manolino, nata a Torino nel 1987, si è diplomata in fotografia presso lo Ied e l’Ecole Nationale Superieure des Arts Décoratifs a Parigi. Lavora attualmente per l’agenzia Luz; le sue opere sono state esposte a Torino, Parigi, Firenze e Bangkok e pubblicate su testate nazionali e internazionali. I suoi lavori sono influenzati anche da una laurea in Antropologia, e gettano uno sguardo critico su problemi sociali e ambientali.

Nelle opere esposte, infatti, uomini con una mano dietro la schiena, in segno di ritrosia, mostrano rossori e sorrisi timidi tra mazzi di fiori, mentre donne vagano per i corridoi, nascondendosi, spesso invisibili a una società poco attenta ai diritti del mondo femminile. Dice la fotografa: “Negli ultimi tre anni ho trascorso un lungo periodo in India, e ho deciso di usare un approccio intimo e metaforico per raccontarla. Mi piace indagare la relazione tra uomo e ambiente, l’architettura per me racconta il paesaggio umano, riflettendo lo spirito della società, in cui io cerco di introdurre un punto di vista positivo, stanca dei media in cui emerge solo il lato negativo”. Continua: “ll Bhuapur Village è un insieme di torri gemelle: una bellezza dissonante avvolge questo labirinto di scale, le ripetizioni di piani in una discontinua e grezza armonia. Le donne che lo abitano vagano per i corridoi tutti uguali come pesci che nuotano in un acquario. Chiudono tende e diventano tende. Si nascondono dietro pilastri e lentamente ne assumono la freddezza. Alcune diventano grigie, si confondono con il paesaggio stesso o ne diventano parte tanto da non poterle quasi più intravedere. Altre cercano la bellezza in un leggero decoro e nel sole che, a volte, coraggioso invade questi spazi. A pochi passi da qui, a Ghazipur Phool Mandi, c’è invece l’enorme mercato dei fiori della capitale, con l’incantesimo in cui, ad ogni angolo, uomini si circondano di un alone di tenerezza non appena stringono tra le loro mani un mazzo di fiori. Ecco, con questa mostra ho voluto raccontare gli ossimori della periferia indiana”.

Il 16° River to River Florence Indian Film Festival, diretto da Selvaggia Velo, si svolgerà dal 3 all’8 dicembre presso il nuovo cinema La Compagnia (via Cavour, 50r) di Firenze. In programma 25 film tra prime nazionali, europee e mondiali, oltre a eventi collaterali, alla presenza di registi e attori, tra cui l’attore di Sandokan, Kabir Bedi, che sarà l’ospite speciale dell’edizione di quest’anno. Si indagherà la società indiana vista dalla strada e tra la gente comune, la condizione delle donne – tra desideri e emancipazione – e i diritti civili nell’India contemporanea. Il festival è Inserito nell’ambito della 50 Giorni di cinema internazionale a Firenze.

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Archivio Mostre

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Arno Immaginario Collettivo – Fotografie inedite di Jay Wolke, Arno Minkkinen, Massimo Vitali


La Fondazione Studio Marangoni è lieta di invitarvi all’ultima mostra del progetto

ARNO IMMAGINARIO COLLETTIVO con le fotografie inedite di: JAY WOLKE, ARNO MINKKINEN, MASSIMO VITALI

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INAUGURAZIONE

venerdì 18 novembre alle ore 18.30

Le Murate. Progetti Arte Contemporanea

Piazza delle Murate Firenze

La Fondazione Studio Marangoni ha organizzato un triplice lavoro fotografico sull’Arno che ha coinvolto fotografi locali, internazionali e giovani fotografi, dal titolo “Arno immaginario Collettivo”, concentrandosi sul rapporto tra la città di Firenze e il suo elemento naturale più imponente: il fiume.

 

La realizzazione del progetto “Arno Immaginario Collettivo” è stata possibile grazie anche alla collaborazione con RIVA che, sotto la direzione artistica di Valentina Gensini e la partnership di Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, Mus.e e Tempo Reale, ha promosso un’indagine inedita ed ha commissionato interventi e ricerche artistiche dedicate al fiume Arno in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione.

 

Arno Immaginario Collettivo” è realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei per la Toscana con il contributo di “Toscanaincontemporanea2016″ e Comune di Firenze.

La mostra rimarrà aperta fino al 16 dicembre 2016

dal martedì al sabato con orario 14/20
info.pac@muse.comune.fi.it
Tel. +39 055 2476873

ingresso libero

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Inside Visions – Arno Immaginario Collettivo


La Fondazione Studio Marangoni ha il piacere di presentare “Arno immaginario Collettivo”; un triplice lavoro fotografico sull’Arno che ha coinvolto fotografi locali, internazionali e giovani fotografi. Il progetto si è concentrato sul rapporto tra la città di Firenze e il suo elemento naturale più imponente, il fiume. Chi è cresciuto intorno alle sue rive, chi ne ha fatto esperienza di formazione, chi infine è arrivato da lontano e ne ha interpretato il ruolo. 

A seguito di un periodo di studio e di produzione, sono state previste tre differenti restituzioni pubbliche, tre momenti espositivi del lavoro collettivo che da settembre a novembre, anniversario dei 50 anni dall’alluvione, coinvolgeranno la città in un precorso di ricostruzione collettiva dell’immaginario intorno all’Arno. 

La seconda iniziativa, dal titolo “Inside Visions“, presenterà il lavoro sul fiume ad opera di tre fotografi toscani: Paolo Cagnacci, Matteo Cesari e Daniela Tartaglia. 
La mostra si proporrà quale ricerca di uno sguardo nativo, intimista e a volte documentario, con cui ricordarci come la forza della natura si impone sulla città ed il rapporto che i cittadini hanno con esso.


Inaugurazione 
venerdì 14 ottobre ore 18
fsmgallery
via San Zanobi 19r, Firenze
ingresso libero

La mostra rimarrà aperta fino al 30 novembre
dal lunedì al sabato con orario 15/19, o su appuntamento
exhibitions@studiomarangoni.it
Tel. +39 055 481106

Il progetto “Arno Immaginario Collettivo” è nato dalla collaborazione tra Fondazione Studio Marangoni e Regione Toscana nell’ambito del progetto Toscanaincontemporanea2016, Comune di Firenze, progetto Riva, Mus.E e Le Murate PAC.

La mostra “Inside Visions” è stata inserita nel programma della 12a Giornata del Contemporaneo.
La Giornata del Contemporaneo è l’evento che, dal 2005, AMACI (Associazione musei d’arte contemporanea italiani) dedica all’arte contemporanea e al suo pubblico. Sabato 15 ottobre i musei associati ad AMACI, accanto a tutte le istituzioni del Paese che liberamente decidono di aderire all’iniziativa, aprono gratuitamente le loro porte per eventi, mostre, conferenze e laboratori.  Informazioni: www.amaci.org

 

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Collective Visions – Arno Immaginario Collettivo


La Fondazione Studio Marangoni è lieta di presentare la prima parte del progetto“Arno immaginario Collettivo”, realizzato in collaborazione con Regione Toscana Toscanaincontemporanea2016, Comune di Firenze,  Estate Fiorentina 2016, PAC Le Murate e Progetto Riva.

Collective Visions sarà la prima mostra in programma di“Arno immaginario Collettivo”; risultato di un workshop estivo a cura del fotografo e docente della Columbia College University di Chicago, Jay Wolke.

Inaugurazione 
giovedì 29 settembre ore 18
Le Murate. Progetti Arte Contemporanea
Piazza delle Murate
ingresso libero

La mostra rimarrà aperta fino al 13 ottobre 2016
dal martedì al sabato con orario 14/20
info.pac@muse.comune.fi.it
Tel. +39 055 2476873

Fotografie di
Camilla Cheade, Katia Cirrincione, Gianluca Leonardi, Nicolò Panzeri, Giovanni Pietracaprina, Anna Louise Saint Ange, Naima Miriam Savioli, Monica Taverna, Dasha Vigori Oussova, Francesca Zagni

 

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Contaminazioni – 5a edizione Biennale dei Giovani Fotografi Italiani


CONTAMINAZIONI
“In her shoes” di Sara Cinelli
“A lit candle lit the following and other coincidences on existence” di Duccio Doretti
“Lunar Exploration” di Elisabetta Pallini
A cura di Bärbel Reinhard

La mostra sarà visitabile dal 17 settembre al 13 novembre 2016
dal martedì al sabato con orario 9-12,30 15,30-18,30
domenica con orario 10-12,30
Via delle Monache, 2 Bibbiena (AR)

In occasione della Biennale dei Giovani Fotografi Italiani 2016, la Fondazione Studio Marangoni ha il piacere di presentare la mostra collettiva di tre ex studenti diplomati nel proprio Corso Triennale di Fotografia. L’esposizione, a cura di Bärbel Reinhard, intende proporre tre distinti punti di vista sul tema della quinta edizione del Festival dal titolo CONTAMINAZIONI. La contaminazione viola le regole prestabilite con la sua forza rivoluzionaria carica di promesse, presagi, ambiguità.

Sara Cinelli, Duccio Doretti ed Elisabetta Pallini usano il mezzo fotografico per un’indagine personale sulla contaminazioni di identità con pattern sociali, di interferenze di avvenimenti storici con microstorie, di luoghi reali con strategie di uscita da essi. Contaminazioni, contagi, incroci e fusioni che mettono in contatto eventi e oggetti, che a priori non erano previsti come collegati.

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© Sara Cinelli

Nella serie In her shoes Sara Cinelli riflette su come viene formata la nostra identità, come viene contaminata la nostra biografia da molteplici fattori come il contesto familiare, sociale, mediatico o l’educazione. Nei suoi autoritratti mette in scena cinque diversi caratteri di ragazze venticinquenni, immedesimandosi in queste vite possibili, molto diverse dalla sua, appartenendo a mondi plausibili ma paralleli. Interpreta queste coetanee in panni diversi, dalla ragazza escort alla tossico dipendente. Cinque possibili risultati, cinque vite contaminate e – di conseguenza – sviluppate diversamente che in questa indagine visiva provengono da una sola matrice: lei stessa.

“Ogni cosa che ci accade, ogni scelta che facciamo nel quotidiano plasma noi stessi e cambia la nostra vita, anche se non ce ne accorgiamo. Il caso non esiste.”


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© Duccio Doretti

Duccio Doretti con il suo lavoro A lit candle lit the following and other coincidences on existence ci porta a riflettere su alcuni avvenimenti scientifici che hanno fatto la storia, il loro impatto sull’umanità, la percezione dell’uomo e il suo desiderio dell’infinito e dell’onnipotenza, collegato alle nostre micro-storie. Delle coincidenze, connessioni apparentemente senza logica, che si stanno contaminando. Il primo test nucleare fu la detonazione di Trinity nel New Mexico nel 1945. Con il lancio del Apollo 11 per la prima volta l’uomo arriva sulla luna nel 1969. Shoemaker-Levy 9 è la prima cometa che viene osservata nel 1993 durante la sua caduta su un altro pianeta: Giove. Tutti questi singoli episodi si svolgono nello stesso giorno dell’anno, il 16 luglio, che è la data di nascita dell’autore. Ispirato dalla novella Slaughterhouse five di Kurt Vonnegut, riflette sul ruolo della ripetizione, usando la contaminazione anche in forma di pluralità linguistica, assemblando fotografie sue con quelle d’archivio e con immagini provenienti da internet in declinazione e crossover visivi.

“Io ripeto una data. Come inizio e come fine o viceversa. Non è importante. Vorrei comprendere o almeno percepire il senso. Le connessioni illogiche che portano un aviatore ad aprire il portellone.”


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© Elisabetta Pallini

Lunar Exploration di Elisabetta Pallini invece è un’esplorazione sul rapporto tra realtà e immaginario in spazi nati come diversivo ludico, come i luna park o i parchi tematici, dove la vita quotidiana si dissolve con il fiabesco e la fantasia, dove il confine tra reale e finzione diventa labile, quasi inesistente. Gioca con l’ambiguità tra realtà e fantasia, le loro contraddizioni e sovrapposizioni. Il mondo qui è contaminato dalla finzione, dall’illusione che è, a secondo del punto di vista della fotografa, tangibile, ma allo stesso tempo onirica ed effimera. Ci porta in un immaginario non tanto appartenente alla fantasia d’infanzia quanto a strategie di fuga o a voluti estraniamenti dal mondo adulto ben noto a tutti noi, pezzi di puzzle smarriti, estrapolati, che al loro volta vengono ricontaminati dalla realtà.

“Come è possibile visitare ciò che ‘non esiste’, perché solo rappresentazione di una fantasia e di un immaginario?”

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