Citerna Fotografia: apre la quinta edizione del Festival sabato 27 aprile 2013


Linea di confine

Reale, immaginaria, cercata, non voluta, forzata.

Una linea di separazione marca comunque una differenza, un gradiente di condizioni e di situazioni: materiali, morali, umane, geografiche, storiche. Punto di passaggio a volte concreto e tangibile, a volte immateriale, invisibile, fluido, evanescente. La storia a definire tempi e modi, la società a dare ed imporre le sue ragioni, i singoli a vivere le sfumature di condizioni che le differenti coesistenze definiscono in termini reali e culturali. Il corpo e la mente. La vita fisica di tutti i giorni e la vita traslata nello spazio e nel pensiero. Sempre e comunque sono i confini a definire i percorsi e le vicissitudini che ne seguono. Potremmo rivedere l’intera storia dell’uomo semplicemente seguendo la prospettiva di queste linee e delle zone grige, neutre che le accompagnano. Quel bordo intorno a loro, quella terra di nessuno o limbo che dir si voglia, che fisicamente segna l’avvicinarsi al limite o condizione oltre cui le cose non sono più le stesse. La massa critica viene superata e si innescano processi non più controllabili e apparentemente caotici. A volte è il superamento di queste linee a liberare e creare prospettive e percorsi altrimenti impossibili. Altre volte tali confini non devono essere superati esattamente per evitare di perdere i connotati suddetti. Limiti, confini, separazioni. Reali, sociali, metaforiche, umane. Di questo Citerna 2013 vuole parlare. Senza effettismi, senza facili incursioni in un territorio fin troppo vasto e suscettibile di facili rappresentazioni, abbiamo cercato di oltrepassare lo strato più consueto e di facile acquisizione che ruota intorno a questo tema. Abbiamo cercato di concentrare nel festival un gruppo di autori la cui vita ed esperienze fossero rappresentative e originali di quei livelli ulteriori di consapevolezza e di conoscenza, di sfumature e di dettagli esistenziali e sociali, che si voleva fossero il baricentro dell’intera manifestazione in questo 2013. I confini che abbiamo deciso di percorre non sono affatto semplici: a fronte di una distaccata disquisizione visiva, fatta di interessanti foto comunque ben inquadrate nelle tiepide attese di una mostra, abbiamo volutamente fatto delle scelte che potrei definire “dure” ed impegnative nella loro non neutralità emozionale. La scelta dei confini è essa stessa in qualche modo simbolica e vorrebbe assumere un’aspetto di metaforica spirale visiva. Partendo da un punto che definirei di “singolarità”, di rapporto“uno a uno”, la mostra “allarga” sempre più verso l’esterno il suo dominio visivo e coinvolge prima un villaggio Africano, poi un intero paese nello stesso continente, fino a giungere in Asia, e in particolare in quell’Afghanistan in cui troveremo anche un interessantissimo cortocircuito temporale tra il lavoro presentato e la molteplicità di modi in cui può essere ora recepito.

a cura di Re_Immagina_Re

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